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La Révolte des Jasmins

Tunisi, 10 gennaio 2011

Mi armo di coraggio quel mattino e senza mezzi termini, con il bicchiere di thé alla menta fumante in mano, dico a Slim nel suo ufficio di Avenue Bourguiba, che non è pensabile continuare a tenere in pugno il popolo tunisino con argomenti e comunicazione da "Alice nel Paese delle Meraviglie": L'argomento in se stesso è già tabù, ma non riesco a tacere
Sotto i portici vicino alla Porte de France, nel cuore della capitale, i passanti sono schivi e veloci. Al telefono, Claude, mio fratello mi dice che les Berges du Lac sembra un quartiere fantasma.
Un'atmosfera sconosciuta per Tunisi.
Il sole brilla tiepido, l’aria è pulita, il vento muove i gelsomini e i bouganvilliers: anche a gennaio!
La settimana precedente perde la vita Mohamed di Sidi Bou Zid, dopo 3 settimane di atroce agonia; si è suicidato per un doppio affronto: quello di essere schiaffeggiato da un agente di polizia per non essere in regola con le licenze di ambulante. L’agente di polizia è una donna. Si rivelerà la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Ovunque si parla di Leila la “coiffeuse”, la moglie di Ben Ali, ex parrucchiera: una figura onnipresente nella quotidianità del Paese, al pari, se non di più di quella del Presidente stesso. La sua grande famiglia ha avvinghiato con i suoi tentacoli ormai tutti i posti chiave della Tunisia, a prescindere dai propri meriti e dalle prospettive altrui.
La gente lo sa e la detesta, in silenzio. Si dice anche che sia già pronto da tempo il piano di continuità messo a punto dal Clan.
In giro si mormora sgomenti che in Tunisia “non possono esistere le rivolte”.
Eppure sono proprio due donne: l’agente di polizia che affronta con prepotenza smisurata il venditore ambulante di Sidi Bou Zid, e la “coiffeuse”, arrampicatrice determinata e spregiudicata troppo sensibile ai piaceri del potere, ad accendere la rivolta nel Paese, che si propaga rapidamente con un coraggio ed una dignità sottovalutati dai grandi dell'RCD.
Soprattutto grazie alla spinta della vita e dei suoi germogli freschi e forti che il sistema ha represso per 23 anni.

Tunisi, 12 gennaio 2011:

in centro città il silenzio è funesto.
Nel pomeriggio Al Jazeera, a casa di Norchen e Fathi, racconta i fatti tragici avvenuti verso i monti al confine con l’Algeria e nell’interno, mentre la TV di stato tunisina manda in onda la solita candida “telenovela”.
Alle 18.00, scatta il coprifuoco, per la prima volta: ce lo dice al telefono Rashid, e subito dopo Claude, Lorenzo, Sami, Fetia, Antoine, Riadh, Jamila… Il tam-tam si infittisce. Roberta da Nabeul, singhiozzante, mi dice che il souk locale è in fiamme, e nel rientrare a casa, poco distante, è passata davanti a 4 morti.
Devo raggiungere l’hotel alla Marsa, ci riesco tra un rifiuto e l’altro dei taxisti che puntano veloci verso casa.
La piazza principale è gremita in un’eco unica di confusione. Mi fermo e punto negli occhi 2 agenti dei servizi in borghese: mi rispondono “ce la faremo, siamo forti, non aver paura”.
Quella sera non si mangia. I cuochi sono filati a casa. È tutto chiuso. Questa volta è vero.

Tunisi, 13 gennaio 2011:

All'alba i primi raggi tiepidi si stagliano nel cielo azzurro pastello. Abbasso lo sguardo che piomba nel verde cupo delle tute dei militari e dei carri armati dell'esercito che presidiano la strada. I cingolati spezzano il silenzio assordante.
Sono sicura che chiuderanno anche l’aeroporto. Decido di prendere il primo aereo per l’Italia, e lasciare il mio Paese; è una decisione dura, vorrei rimanere vicina agli amici ed ai parenti, anche fisicamente. Ma non posso. Il primo volo per Malpensa del primo pomeriggio è pieno “a tappo”. Subito dopo chiude l’aeroporto di Carthage.

Tunisi, 14 gennaio 2011: Nasce la nuova Tunisia!

Fin qui la cronaca degli ultimi giorni che hanno preceduto la disfatta rapida di una dittatura con radici profonde ed estese, ormai maligne. Rimarrà nella storia come “La révolte des Jasmins”, pagata con la vita di tanti, a cui andrà il nostro rispetto per sempre.

Dopo 23 lunghi anni c’è tanto da fare, più di prima. Protagonisti: ogni individuo.

A Mohamed Bouazizi

Marysa Impellizzeri